A GINO (STRADA)

 

Gino,

non c'è niente da dire, quello che c'era l'ha detto la tua rabbia; i compagni afgani li abbiamo mandati al macello e adesso il meglio che sappiamo fare è quello di cantare l'aria dello struzzo.

 

Noi non abbiamo ritegno,siamo giunti ad un servilismo sconfinato, abbiamo ridato la dignità del paese dei partigiani allo jawohl dei gerarchi italiani, senza la benchè minima distinzione, verso gli USA: negletti!

 

Il peso dei morti ci infila nel buco dei dannati: imbelli e proditori. La stupida follia del nordest, la furbesca ignavia capitolina, la razzia contro la madre del sud; non c'è più lirica per le farfalle, ne ghiacciai per gli orsi; si ritrae la vita umana versus il salir delle acque putride, fetide come una bocca piegata senza il cenno di un sorriso.

 

Andare o restare, vivere o morire. Una domanda piena d'angoscia, senza risposta. Ti sale la febbre e scoppi: vene, cervello, cuore, anima, tutto, infinitamente tutto. Gino...

 

Il tamburino di latta

gino strada

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