CENA RIBELLE
PIATTI CLANDESTINI
CENA RIBELLE
PROMOSSA DALLA RIVISTA CARTA E DALLA RAGNATELA
Per affermare coscientemente in un gioioso momento di convivialità il diritto all'arcobaleno della comunità
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PROGRAMMA DELLA SERATA
- ore 18,00 aperitivo accompagnato dalla chitarra di Attilio Pisarri
- lettura da parte di Ferruccio Brugnaro, poeta di fabbrica, di alcune delle sue composizioni
- conversazione
con Adone Brandalise, direttore del Master in Studi Interculturali
dell'Università di Padova, sul tema " Razzismo istituzionale e
eterofobia popolare "
-
ore 20,00 cena
Menù
-Prosciutto di Trevelez e pane marocchino in abbinamento alla Birra Indian Pale ALE
-Cous Cous della Palestina con agnello e menta in abbinamento al Tea Verde
-Zuppa di peperoni e Fagioli di Tolosa con baccalà stufato in abbinameto al Karkadè
-Riso Basmati integrale con calamari e noci dell'Amazzonia in abbinamento al Guaranito
-Coscia di maialino in crosta di pepe e mele cotta nel sidro in abbinamento al Sidro
-Torta nera di banane e vaniglia in abbinameto al Tokaj Ugherese
Oltre alle bevande in abbinamento per chi lo volesse è a disposizione anche il vino.
Costo della cena € 35,00 di cui 7 andranno devoluti a Carta
Durante la serata le "merci" di Carta saranno a disposizione di chi volesse acquistarle.
Verranno inotre proiettati nella saletta bar brevi filmati riguardanti la questione immigrazione.
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L'iniziativa
"Piatti clandestini" è un tassello della campagna promossa dalla
rivista Carta la quale, prima che la condizione dello straniero
irregolarmente residente in Italia fosse
sanzionata come un reato, ha messo in circolazione a una maglietta con
la scritta "Clandestino". Indossarla è un modo, semplice e diretto, per
manifestare il disgusto nei confronti di un razzismo tanto diffuso da
diventare una componente abituale delle relazioni
quotidiane anche più spicciole e ordinarie. Proprio un’interferenza, in
apparenza trascurabile, della politica nella vita quotidiana ha offerto
lo spunto per il nostro incontro conviviale. Poiché In Italia i buoni
propositi devono sempre tradursi in divieti, alcuni sindaci e
amministratori locali, si sono fasciati con i veli di tutori del decoro
urbano e di paladini delle tradizioni culinarie locali, hanno appurato
quanto fosse indisciplinata e fonte di disagi estetico-sociali la
commercializzazione del kebab, e hanno conseguentemente deliberato di
innalzare alcuni argini al flusso del suo libero consumo. Ma dietro ai
veli, ciò che nitidamente traspare è la notificazione di
un’incompatibilità, gastronomica e culturale, del Kebab con il nostrano
stile di vita. Ordinanze di sindaci e delibere comunali di questa
natura non sono altro che accorgimenti volti a dilatare e infittire
l’alone di diffidenza che già assediava i suoi più tipici consumatori
giornalieri.
Il
razzismo gastronomico non è tuttavia un’invenzione dei nostri giorni.
Di tanti casi analoghi la storia narra le umane vicissitudini. Il menù
pensato per questa serata è, in qualche modo, una rapida ricognizione
di alcune schegge che quelle vicissitudini hanno depositato nel
presente. Allora, niente pietanze esotiche ma alcuni piatti, che
incorporano ingredienti di tormentate ibridazioni culturali e
trattengono i sapori di clandestinità anticamente o recentemente
acquisite, ma che oggi si presentano come le carte d’identità della
gastronomia di un paese e di un territorio. Questo è successo al maranho
per il Portogallo, al cozido per la Spagna e, forse, al prosciutto di
Trevélez, la portata principe della nostra serata, per l’Andalusia.
E
il kebab? Non sorprenda se non figura nel menù. Nessuna intenzione di
contribuire a rafforzarne la clandestinità. Al contrario. L'invito,
rivolto agli italiani che oggi si sentono almeno un po’ "irregolari", è
quello di mescolarsi ai variamente colorati frequentatori delle
kebaberie, dove, magari in conformità a dissimili scelte alimentari,
decideranno se godersi un kebab o preferirgli le falafel palestino-israeliane.
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Ristorante La Ragnatela