ALZATI MIO TIBET

                                   ALZATI MIO TIBET TIBET
Sei li, ad un passo e le tocchi,
quelle cime fantastiche
che ti fanno ammutolire;
quei cieli così tersi
da farti immaginare l’infinito;
quella natura forte ed umana
da sembrare la materializzazione del sogno,
evocazione di paradiso terrestre,
che appena ritorni in me
e tocchi con le nude mani
l’urlo della terra insanguinata
ti annienta l’animo, te lo carpisce.
E te lo rinchiude nel nulla del non essere;
del non essere libero, mio Tibet
Solo di fronte alla cupidigia dei potenti
Solo come quell’uomo che la resurrezione
L’ha avuta, mentre per te non resta
                                                    Che la morte.

Il tamburino di latta

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